Relazione del Convegno
"Una scuola per tutti"
tenutosi a Villaverla il 18 marzo 2006
Villaverla, 18 Marzo 2006
“Una scuola per tutti” è il titolo del convegno che si è tenuto oggi a Villaverla in provincia di Vicenza, cui hanno partecipato delegazioni in rappresentanza di Italia, Francia, Bulgaria, Cipro e Turchia. Organizzato dall’Associazione Integrazione, che a Villaverla ha la sede, il convegno si inserisce all’interno dell’omonimo progetto europeo nato per promuovere la circolazione transnazionale di buone pratiche scolastiche a favore degli alunni in situazione di handicap, progetto il cui coordinamento è affidato all’associazione vicentina.
Dopo il benvenuto di Rita Dal Molin, presidente dell’Associazione Integrazione e degli amministratori locali, è stato il momento dello scambio di esperienze tra i delegati delle nazioni partner del progetto. Analizzando i punti di forza e di debolezza dell’organizzazione per l’integrazione delle diverse realtà ne è risultato un quadro variegato in cui l’Italia si trova in posizione favorevole avendo iniziato prima degli altri a dare risposte significative al diritto di inclusione degli alunni con disabilità.
Gli interventi sono stati coordinati da Giuliano Brusaferro, psicologo psicopedagogista, che nel suo intervento ha voluto sottolineare come la scuola sia di tutti e per questo non sia possibile pensare di riformarla senza coinvolgere tutti; inoltre ascolto ed accoglienza sono, per Brusaferro, i capisaldi necessari per una scuola di qualità nella quale sia possibile incontrare l’umanità di tutti gli alunni.
La tavola rotonda che ha animato la seconda parte del convegno, è stata introdotta da Salvatore Nocera, vicepresidente della Federazione Italiana Superamento Handicap (F.I.S.H.) che ha puntualmente ripercorso l’evoluzione legislativa e culturale che ha interessato l’Italia negli ultimi trent’anni in tema di integrazione.
Il principio ispiratore che sta alla base del diritto all’integrazione di tutti gli alunni, indipendentemente dalla loro gravità, è che proprio dalla co-educazione e dalla compresenza di persone con disabilità e di compagni senza disabilità, che gli apprendimenti possono avere delle forti stimolazioni: quindi è dalla situazione di socializzazione, che nascono e migliorano gli stimoli agli apprendimenti. Stabilito che l’integrazione è un diritto, l’avvocato Nocera ha ribadito che non ci sono situazioni di scarsità di mezzi finanziari che, di fronte ad un diritto costituzionale, possano farlo regredire a “semplice possibilità”.
Alla tavola rotonda hanno partecipato con i loro interventi molti esperti in rappresentanza dell’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto, dell’Osservatorio Regionale sull’Integrazione Scolastica e Sociale delle persone con disabilità, delle Istituzioni locali; ha partecipato anche Suor Chiara che ha raccontato in che modo la scuola speciale in cui prestava servizio ha intrapreso la strada dell’integrazione diventando scuola parificata con una particolare attenzione per gli alunni in situazione di handicap.
Marisa Faloppa presidente del Comitato Handicap & Scuola di Torino, ha proposto una riflessione attorno a due nodi così riassumibili:
le risorse istituzionali, gli interventi e le modalità organizzative
che possono migliorare la qualità del sistema scolastico inclusivo;
le pratiche educative quotidiane da condividere fra genitori ed insegnanti, pratiche che possono migliorare la qualità della vita delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi, dei giovani che frequentano le nostre scuole e quindi dei cittadini a cui è affidato il futuro del nostro paese.
Dopo l’intervento di Italo Nassi che ha saputo riassumere magistralmente le preoccupazioni e le speranze di tutti i genitori, la parola è passata alla prof.ssa Roberta Caldin dell’Università di Padova la quale ha preso spunto dal disegno del pieghevole del convegno, raffigurante una scala a pioli sulla quale stanno molti bambini, per dire che l’immagine potrebbe rappresentare l’ascensione della vita. La scala del disegno è attraversata da tutti, anche se ciascuno alla sua maniera: «c’è chi ci va dritto, dritto, veloce, veloce, addirittura con corda e palla e c’è chi fa più fatica e si fa aiutare da un libro sotto i piedi o da un compagno che gli dà una mano; ma si va tutti sulla stessa scala». Questo per rimarcare come si debba riportare nell’ordinarietà tutto ciò che è straordinario ed emergenziale «in modo da assolvere ad una delle indicazioni forti dell’integrazione che è quella di crescere insieme, co-evolvere, io e l’altro». Questo aspetto, conclude la prof.ssa Caldin, non è infatti che valga solo per il bambino disabile ma vale per l’intera classe.
Lasciamo il convegno rinfrancati nel morale grazie alla competenza e allo spessore umano dei relatori, tra i quali spiccano due grandi dell’integrazione italiana che sono Salvatore Nocera e Marisa Faloppa: i valori che sono riusciti a trasmettere, unitamente alle proposte messe sul tavolo, trovano credibilità in anni di impegno al fianco delle persone con disabilità.
E così, tra le righe, si percepisce che i diritti di cui godono oggi i nostri figli, sono il frutto dell’impegno di altri, e che quello che stiamo preparando oggi probabilmente non andrà a vantaggio loro, ma lo sarà per altri.
Ciononostante crediamo fermamente che l'unico modo per dare un senso alle odissee esistenziali vissute dai nostri figli e non renderle vane, sia quello di lavorare insieme perché non accadano più.
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Aggiornato al 14/09/2009 |